Bologna, coach Ramagli: "Dobbiamo dare il massimo per battere Avellino

Tre vittorie consecutive, quattro nelle ultime cinque partite. Con questo ruolino di marcia, da squadra col vento che soffia alle spalle, Virtus Segafredo è pronta ad affrontare una delle formazioni più convincenti, e soprattutto più in forma, del campionato, la Sidigas Avellino di coach Pino Sacripanti. Si va nella tana di un gruppo che fino ad ora non ha perso un colpo in casa (PalaDelMauro, domenica 7 gennaio, palla a due alle 20.45), consci del valore dell’avversario ma senza timori reverenziali, come è giusto che sia. Quello che vale Avellino, del resto, lo sa bene coach Alessandro Ramagli.

“Si parla della recente nobiltà cestistica italiana. Avellino è al top ormai da diversi anni, partecipa alle coppe europee, arriva sempre in fondo alle manifestazioni nazionali. Una squadra che ha saputo unite la sagacia nella selezione dei giocatori di Alberani con la capacità di metterli in campo che Sacripanti ha sempre avuto nella sua carriera. Questa stagione forse rappresenta per entrambi un piccolo capolavoro, perché ha prodotto una squadra che ha veramente tante risorse a sua disposizione. Playmaking di alto livello con Filloy e Fittipaldo. Esterni di grande fisicità: Jason Rich, miglior marcatore del campionato, Dezmine Wells e Thomas Scrubb sono tre giocatori di taglia, di grande capacità realizzativa e di altrettanto grande utilità. Poi c’è il vero playmaker della squadra, Maarten Leunen, che è un po’ il braccio armato di Sacripanti in campo. E ad oggi una batteria di lunghi variegata e di grande impatto: Fesenko, che ha fatto la Nba vera, e poi N’Diaye e Zerini, senza dimenticare Shane Lawal, che noi abbiamo cercato l’estate scorsa e sul quale Avellino ha fatto una scommessa contando di inserirlo a campionato in corso, e credo che il momento sia vicino. Insomma, una squadra di altissima qualità, il cui livello è quello che dice la classifica: tre sole sconfitte, mai un passo falso in casa, imponendo spesso il proprio gioco. Sarà un bel test: essere competitivi a casa loro, arrivare a giocare gli ultimi possessi cercando di portare via un risultato positivo sarebbe un segnale di grandissima maturità, perché quello è un campo difficilmente attaccabile, e la Sidigas è una squadra della quale è faticoso trovare il punto debole, anche armandosi di una lente d’ingrandimento”.

Sullo stato di forma della Sidigas non occorre spendere troppe parole. Bastano i risultati, ultima ma non ultima la vittoria esterna in casa del Banco di Sardegna.

“Vero, la vittoria di Sassari, dopo quella di Milano, parla chiaro. Vengono da sei vittorie in sette partite, le ultime tre consecutive. Anche noi abbiamo vinto le ultime tre, segno che siamo due squadre in un buon momento. C’è il bello di andarsela a giocare, una partita del genere, consapevoli che siamo a due giornate dalla fine del girone d’andata e non andiamo soltanto a fare esperienza, ma cerchiamo una svolta più significativa”.

La Sidigas ha l’attuale miglior realizzatore del campionato. Eppure, proprio Rich appare come una scelta nuova e diversa. Altro carattere, altro impatto rispetto a un Ragland o a un Green…

“La costruzione della squadra parte da lontano. Questa coppia che sta lavorando ad Avellino, con ottimi collaboratori, lo fa da tanto tempo, e le cose fatte bene si costruiscono nel tempo. Avellino ha avuto la pazienza di costruire dalle esperienze, positive e anche negative. Dalla squadra dello scorso anno ha tratto insegnamenti anche per quanto riguarda taglia e fisicità, e nel mercato ha cercato guardie e ali che fossero un’addizione dal punto di vista fisico. Questo è un campionato che recentemente ha dimostrato che devi avere qualità fisiche e atletiche di alto livello, non bastano le mani, occorre una predominanza fisica senza la quale non puoi essere competitivo nel lungo periodo. Probabilmente i “peperini” bravissimi che possono spaccare le partite ma possono anche patire in termini di fisicità, in qualche modo sono stati un limite. Per questo si tratta di una squadra costruita sul mercato in modo diverso rispetto al passato, con scelte che mi trovano d’accordo, perché secondo me oggi non si può giocare a pallacanestro senza corpi e senza fisico”.

Riflettori sulla Virtus, che nelle ultime due partite vinte ha trovato punti di riferimento vitali nei suoi due talenti “azzurri”: Ale Gentile è stato fondamentale a Varese, Pietro Aradori contro Pistoia. E’ la via italiana al successo?

“E’ una visione realistica, questa è una squadra costruita su Aradori e Gentile, che non può prescindere dal fatto che questi due giocatori siano efficienti e funzionali. E’ vero che a Varese c’è stata una punta in più da parte di Alessandro, e che nella partita in casa con Pistoia c’è stata una punta in più da parte di Pietro. Le prestazioni di entrambi non possono prescindere dal contesto, dal fatto che gli altri li possano mettere nelle condizioni di poter rendere al meglio, facendo quelle piccole cose che magari appaiono meno ma che sono fondamentali. Questa è la squadra, ed è chiaro che nella squadra ci sono le punte, deputate a fare certe cose. Chiaro che ad Avellino per essere competitivi è necessario che la squadra funzioni nella sua totalità, e che le risorse delle due punte si riescano a mettere in campo contemporaneamente. Non potremo essere vincenti con un’alternanza di rendimento”.

Il viaggio tra la partita con The Flexx e quella con la Sidigas, alla fine, sarà stato più breve del solito. Da martedì a domenica…

“Il calendario non lo commento, è un periodo dell’anno molto particolare e gli incastri delle partite sono forse ancor più particolari. Una settimana strana, abbiamo giocato martedì, dunque mercoledì abbiamo fatto una giornata “off”, anche se qualche giocatore ha svolto lavoro differenziato. Di fatto la preparazione della partita si concentra in due giorni e mezzo, e andiamo a giocare un’altra volta alle 20.45. Sia noi che loro dobbiamo essere in grado di costruire e preparare la gara in tempi ristretti, puntando su poche cose e cercando di farle bene. E noi sappiamo bene che avremo veramente bisogno della miglior performance di ogni nostro giocatore per riuscire a portare a casa una vittoria da Avellino”.

Prima di Varese, si era detto della necessità per Virtus Segafredo di avere nuovamente il destino nelle proprie mani, in vista del giro di boa del campionato. In questo momento il controllo è stato ripreso. E tra due gare si saprà chi approderà alla Final Eight di Coppa Italia.

“Non era così scontato, riprendersi il destino, e questo è merito dei ragazzi che sono stati bravi a capitalizzare tutte le occasioni di portare a casa una vittoria e punti pesanti. Però vorrei andare un attimo in controtendenza. E’ giusto che tutti sappiano che noi vogliamo fortemente centrare l’obiettivo della Final Eight di Coppa Italia, perché è un traguardo che ci renderebbe orgogliosi e lo cerchiamo con tutta la nostra forza. Però penso che noi dobbiamo guardare un po’ più lontano: dobbiamo dare il 150 per cento per arrivarci, se ce la faremo dovremo esserne contentissimi, ma non dobbiamo considerarlo né un punto di arrivo né un’ossessione. Dobbiamo guardare un po’ di più al nostro cammino, quello che è stato e quello che deve essere, il che prescinde un po’ dal risultato intermedio. Ripeto, abbiamo combattuto per tornare padroni del nostro destino, ci crediamo fortemente, ma considerare la Final Eight un punto d’arrivo sarebbe sbagliato, così come considerare una delusione l’ipotesi di non arrivarci. Se immaginiamo Firenze come la nostra stazione d’arrivo, mettiamo le basi per costruirci un brutto girone di ritorno; lo stesso se non ci dovessimo arrivare e considerassimo il traguardo mancato come la più grande delusione della nostra vita. Quell’appuntamento che stiamo inseguendo, comunque vada, dovrà essere una tappa intermedia nel processo di crescita di questo gruppo, e allora saremo in grado di capire quello che ci manca. Ecco: capire quello che abbiamo fatto e quello che ci manca è importante, per poter diventare stabilmente competitivi in un campionato che è tutt’altro che semplice, soprattutto per una squadra nuova come è la nostra”.

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