Givova Scafati, Matrone a yerukala: “Il derby per dare la scossa. Fischer e Fantoni compagni straordinari”

Abbiamo avuto modo di raccontarvi molto da vicino quello che è successo domenica a Rieti tra Givova Scafati e NPC, con i padroni di casa che hanno vinto meritatamente una gara in equilibrio fino all’intervallo. La terza sconfitta di Scafati fa scaturire un caso, una mini-crisi di inizio stagione e per capirne di più, per capire dall’interno quanto si percepisca questa situazione di innegabile difficoltà ci siamo affidati alle parole di Ferdinando Matrone, classe ’95, centro della Givova Scafati Basket.

Vorremmo partire dal periodo particolare che state vivendo, perché è chiaro che qualcosa non è andata o non sta andando nel verso giusto. Da quale aspetto secondo te bisogna partire?

«Il periodo, come giustamente dici, non è semplice. Sono state fatte delle scelte societarie prima della stagione, sulle quali noi giocatori non mettiamo e non vogliamo mettere parola e una soluzione vera e propria secondo me è difficile trovarla. L’unica cosa che realmente possiamo fare è stringerci ancora di più come gruppo e dare sempre il 100%, sia in partita che durante la settimana in allenamento. Dobbiamo rialzarci da questo momento e sappiamo che la forza della squadra è e rimane il gruppo. Stiamo bene insieme e dobbiamo cercare di sfruttare al massimo questa caratteristica, dobbiamo partite da questo per superare gli ostacoli»

Ieri al campo qualche tifoso, a partita ormai andata, ha “palesato qualche suo dubbio” su alcuni elementi presenti in panchina (il “come back to USA” era riconoscibile). Da ciò si capisce che la piazza è certamente esigente, a maggior ragione dopo aver dominato la scorsa stagione. Essere catapultati, nel giro di 4 mesi, in una situazione così difficile è effettivamente uno shock per i tifosi.  Qual è, quindi, il modo per provare a far ricredere dei tifosi che danno tanto e che vorrebbero vedere altrettanto?

«Io parto da un presupposto diverso: è vero, lo scorso anno abbiamo dominato il campionato, purtroppo concluso in una maniera che nessuno si aspettava. Allo stesso tempo credo che sia sbagliato paragonare i due anni – senza voler in nessun modo criticare i tifosi che, come giusto che sia, vorrebbero sempre vedere la propria squadra al top. Sono cambiate tante cose rispetto allo scorso anno, si è deciso di puntare sui giovani (vedi Perez, vedi Panzini, vedi me come esempio), compreso uno dei nostri americani, una scelta di tutto rispetto perché sono contentissimo dello scatto della società verso una linea più giovane. Il problema della piazza esigente è relativo, perché i nostri tifosi sanno cosa aspettarsi come sanno che noi diamo sempre il massimo per la maglia. Quindi credo che da un lato sta a noi guadagnarci il loro supporto, il loro affetto, il loro rispetto ma al tempo stesso sta anche a loro capire il momento di difficoltà, la situazione complicata che stiamo vivendo. Non fa mai piacere sentire certe parole, sarebbe più giusto a mio avviso immedesimarsi in noi giocatori, i veri primi scontenti di questo periodo no, i primi dispiaciuti. Avere il sostegno dei tifosi in questo momento è fondamentale»

L’hai nominato, quindi stiamoci dentro. Il giovane Fischer è indubbiamente in difficoltà: sta vivendo una fase di transizione, perché un giovane che viene da lontano non può ambientarsi in due mesi in un contesto completamente diverso da quello in cui ha vissuto finora. È tutto diverso nella sua vita. Noi ieri lo abbiamo visto da vicino e ci è sembrato di vedere un giocatore con paura, con timore di fare delle scelte un po’ più da “americano” con la preoccupazione di dover essere sostituito o addirittura tagliato. Vogliamo chiedere a te una fotografia interna della situazione.

«Io penso che, americano o non americano, è un ragazzo di 23 anni che è alla prima esperienza lontano da casa, lontano dalla sua famiglia, lontano da tutte le sue abitudini e da tutto ciò che conosce. Indipendentemente dal ruolo che ha all’interno della nostra squadra, un ragazzo senza fiducia non può mai far vedere cose buone. Anche io vedo un ragazzo impaurito , un ragazzo che ha timore di fare qualsiasi cosa perché messo sotto una pressione allucinante. Tante cose in questo momento non lo stanno aiutando. Secondo me bisogna dargli tempo perché è davvero un ragazzo d’oro, è uno vero: vuole stare con il gruppo, sa stare con il gruppo, è uno dei migliori compagni di squadra che abbia mai conosciuto. Chase da quando è arrivato ha fatto vedere quello che sa fare, dimostrando ogni giorno in palestra che ha un talento smisurato. Nel primo periodo, dove magari era carichissimo e sentiva più fiducia, ha dimostrato una buona parte del suo talento, facendo canestro in ogni modo. È un giocatore che, quindi, ha bisogno in primis di fiducia e poi di un sistema che gli permetta di fare ciò che sa fare meglio»

Proviamo a stuzzicarti un po’ e andiamo su due differenze: la prima è tra Derek Williams e Yuval Naimy e la seconda è tra coach Zanchi e coach Markovski.

«Domanda tosta. Diciamo che Derek e Yuval vengono da due realtà diverse e questo conta molto per un giocatore. Il background che hai dietro ti caratterizza molto. Naimy ha sempre giocato in campionati un po’ più di livello, ha fatto l’Eurolega, quindi magari l’aspetto dell’esperienza lo porta a giocare in un determinato modo, come sta dimostrando in queste partite in termini di visione di gioco, di numeri e così via. Insomma, è un giocatore veramente completo. Derek, invece, pur vedendolo poco e pur essendomi allenato poco con lui [Matrone ha saltato parte della preparazione per recuperare dall’operazione al polso, NdR], era più propenso a passare la palla anziché trovare la soluzione personale. Non che Naimy non sia un uomo che gioca per la squadra, ma sa quando prendersi le responsabilità. Anche peri coach trovo sia fondamentale il background, la formazione che hanno avuto, il Paese di riferimento. Hanno due modo di approcciarsi alla squadra, di preparare le partite assai differenti. Anche il modo di approcciarsi con i giocatori è diverso: coach Markovski preferisce utilizzare una linea di maggior professionalità, più freddo, più diretto, come se volesse dire “questo è il mio lavoro, questo è quello che faccio della vita e non c’è tempo per scherzare”. Zanchi, avendo una diversa formazione, creava un diverso rapporto con noi. La prima cosa che, ad esempio, ha portato nel gruppo è il concetto di “famiglia”, di gruppo unito che rema nella stessa direzione»

Andando più sul personale: in questo inizio di campionato Tommaso Fantoni ha dimostrato di avere tanta esperienza, tanto carisma. Per un giovane come te, quanto è importante relazionarsi, conoscere, allenarsi con un giocatore del genere? Quanto aiuta a crescere la squadra e, soprattutto, quanto aiuta a crescere te?

«Tommy è sicuramente un esempio per me come lo è per tutti i miei compagni di squadra. Prima di tutto è un esempio come persona, perché le sue qualità personali sono straordinarie. È una persona super! Poi, per quanto riguarda il campo, il suo curriculum parla chiaro: è un giocatore di categoria superiore. È un giocatore che ha giocato tanti anni in A1, l’esperienza e le qualità tecniche non le scopriamo certo quest’anno e non sono in alcun modo in discussione. Per me, quindi un ragazzo che vuole migliorare, è senza dubbio un punto di partenza, un riferimento, un esempio da seguire come detto. Cerco di apprendere più possibile quando mi dà consigli, sia tecnicamente sia psicologicamente, perché ha un carisma e una forza interiore notevole. Lo ha dimostrato in campo così come lo ha dimostrato nell’essere capace di rendere unito giocatori caratterialmente così diversi»

Nando, sei stato gentilissimo. Vogliamo chiudere, visto che siamo nella settimana che ci porta al derby tra Scafati e Agropoli, con un tuo annuncio per i tifosi, visto e considerato che in città è molto sentito.

«Nonostante il periodo, ci teniamo a dare tutto quello che abbiamo e daremo sicuramente tutto per questa partita che è per i tifosi una delle più sentite. Per dare il massimo, però, abbiamo bisogno anche di loro, abbiamo bisogno di un PalaMangano gremito e con più appassionati possibili. Il sostegno, nei momenti di difficoltà, è fondamentale e noi cercheremo di guadagnarcelo anche sul campo. Noi la prepareremo al meglio, poi domenica coltello fra i denti e battaglia fino alla fine. Ora dobbiamo dare tutto quello che abbiamo, se non di più. Dobbiamo cambiare marcia e sarebbe fantastico farlo nel derby!»

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