Maresca a yerukala: "Siamo una squadra molto giovane, con tanta fame e voglia di migliorarsi"

Romano purosangue, classe 1981. Una lunga ed importante carriera alle spalle, coronata dal ritorno a casa, avvenuto lo scorso anno, per garantire esperienza in un gruppo giovane. Parliamo di Giuliano Maresca, giocatore della Virtus Roma, raggiunto dalla redazione di yerukala.net.

– Cominciamo dall’attualità del campionato. Dopo tre quarti combattuti, la Virtus è crollata nell’ultimo periodo al cospetto della Orsi Tortona. Cosa è successo?

In effetti, riguardando la partita con il coach, ci siamo resi conto che non abbiamo disputato una cattiva partita. Anzi, meglio di come pensavamo. Nel quarto quarto siamo usciti dal nostro piano partita ingenuamente per qualche possesso sia difensivamente che offensivamente e abbiamo permesso a loro di andare avanti nel punteggio e di prendere quella fiducia che fino a quel momento non avevano avuto. Cose su cui già da due giorni stiamo lavorando…“.

– Dopo tre vittorie nelle prime tre uscite, sono arrivati due ko di fila. Può essere interpretato come un campanello d’allarme? Quali sono gli obiettivi della squadra?

Non voglio neanche pensare ad un campanello d’allarme, perché la nostra è una squadra giovanissima e come tale deve essere una squadra con una fame incredibile di migliorarsi giorno dopo giorno e di diventare sempre più solida mentalmente e tecnicamente, per aggredire un campionato in cui sinceramente può dire la sua ogni singola domenica. il nostro obiettivo a oggi è quello di vincere la partita contro Latina in casa, giocando meglio della settimana prima e dimostrando di aver imparato dagli errori commessi“.

– Per un romano come te, dev’essere fantastico giocare per la squadra della tua città. Ci puoi descrivere cosa provi quando scendi in campo?

Giocare nella squadra della propria città, penso sia un grande onore, figuriamoci quando la propria città si chiama Roma. Sono contentissimo, sto vivendo due anni intensissimi pieni di emozioni e sinceramente mi sarebbe dispiaciuto chiudere la mia carriera senza aver mai indossato la maglia della Virtus. Quest’anno, avendo dei compagni molto giovani poi, sento ancora di più la responsabilità di far capire il più possibile a tutti quella che è stata l’importanza e la storia della nostra società e che l’obiettivo deve essere quello di crescere giorno dopo giorno, perché la Virtus prima o poi deve tornare nella categoria che merita“.

– In Nazionale hai collezionato 19 presenze. Cosa ha significato per te?

Le presenze con la Nazionale maggiore, più tutte quelle con la sperimentale e con le nazionali giovanili, sono cose che difficilmente si dimenticano e di cui forse se ne apprezza l’importanza col passare del tempo. Così come sto avendo la fortuna di portare una maglia con scritto Roma, ho avuto l’onore di portare il nome Italia in giro per il mondo. Far parte della Nazionale ha significato sicuramente una gratificazione tecnica enorme, ma anche una presa di coscienza profonda del fatto che quando arrivi lì diventi nel vero senso della parola un modello di gioco e di comportamento che tutti i giovani e gli addetti ai lavori della pallacanestro guardano. Quindi la parola “nazionale” non significa solo vincere o perdere le partite o buttare la palla dentro al canestro, ma un’infinità di altre cose. E’ una cosa sinceramente che auguro a tutti i giovani che iniziano un percorso nel pallacanestro“.

– Dall’alto della tua esperienza, cosa ti sentiresti di consigliare ai giovani che si affacciano al mondo professionistico?

A quelli che arrivano ora a certi livelli, dico che ci vuole tanto lavoro e forse anche un po’ di fortuna per arrivare dove sono. Purtroppo basta veramente un attimo per essere messo da parte o essere etichettato come un giocatore che a questo livello non potrà mai giocarci. Quando si arriva a questi livelli, è necessario capire il più in fretta possibile quelli che sono i modelli da seguire, i giocatori e gli allenatori da cui imparare i metodi di allenamento giusti e soprattutto imparare da loro il giusto atteggiamento da tenere in campo e, più in generale, in uno spogliatoio, perché “sport di squadra” vuol dire tantissimo“. 

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About The Author

Gianluca Zippo Nato a Formia il 13/01/1988. Laureato in Giurisprudenza presso la Federico II di Napoli, già collaboratore e redattore per Teladoiolamerica.net e Road2sport.com, il calcio, l’NBA e la F1 sono la mia malattia, ma il mondo dello sport mi affascina a 360°.
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