Olympiakos-Panathinaikos, il derby che infiamma la EuroLeague

Il grande classico della EuroLeague.

In EuroLeague ci sono partite che non sono come tutte le altre; match che, per un motivo o per un’altro, fanno storia a sè. Il derby greco tra Olympiakos e Panathinaikos rientra sicuramente in questa categoria. Malgrado infatti ormai questa gara venga giocata anche 7/8 volte l’anno, ogni volta è tutto diverso; nessuno può dire di aver vissuto due derby uguali tra queste due squadre. Ogni singolo incontro ha una valenza specifica e può cambiare, in positivo o negativo, le sorti di un’intera stagione. Quello di oggi non fa eccezione alla regola generale; si affrontano due collettivi infatti affamati di successi e dalla smisurata ambizione. L’Olympiakos, finalista della passata edizione, vuole confermarsi sugli alti livelli mostrati finora; il Pana è ancora alla ricerca dei suoi equilibri.

Olympiakos-Panathinaikos: guerra nell’Olimpo

Tradizione ed innovazione: il mix letale di Sfairopoulos

Quando arrivi in finale di EuroLeague e ne esci sconfitto le strade possibili da intraprendere sono due: rinnovare o proseguire sulla via intrapresa. L’Olympiakos però da anni si sta confermando come la perfetta via di mezzo tra le due teorie sopracitate; il gruppo storico è sempre lo stesso ma ogni anno ci sono partenze ed arrivi di alto spessore. Anche quest’anno i bianco-rossi si sono mossi con la stessa coerenza che li contraddistingue da anni; il gruppo dei senatori, presieduto da sua maestà Spanoulis con il fedele scudiero Printezis, è rimasto tale, sono cambiati però moltissimi nomi rispetto alla passata stagione. A fare le valigie sono stati infatti: Lojeski ( finito proprio agli storici rivali), Hackett ( accasatosi al Brose), Green ( a reclamare il suo spazio a Valencia) e Young ( ancora lungodegente in quel di Milano).

Gli arrivi però sono stati di altissimo spessore; a sperimentare il calore del Pireo ci sono due ex giocatori NBA come Brian Roberts ( veterano della lega americana) ed Hollis Thompson ( ex-Pelicans tra le altre), Strelnieks e Tillie ( rispettivamente da Brose e Baskonia) oltre che Jamel Mclean insieme all’ultimo arrivato Wiltjer.

L’obiettivo estivo della dirigenza dell’Oly era quello di allungare le rotazioni a disposizione di coach Sfairopoulos; la passata stagione infatti, dati gli infortuni di Hackett e Lojeski, la panca era molto corta e alla lunga questa situazione ha pesato moltissimo. Oggi i greci sono una squadra completa e sufficientemente profonda per competere con corazzate come CSKA Fenerbahce e Real Madrid.

La circolazione di palla alla base del gioco Oly

La dirigenza inoltre ha poi puntato sulla continuità in panchina; coach Sfairopoulos è ormai uno dei migliori allenatori del continente ed il gioco dei suoi ragazzi lo testimonia. La circolazione di palla è sempre molto fluida, frequenti sono i dentro-fuori per innescare il talento offensivo di Printezis. A fare il resto, spesso e volentieri, ci pensa poi l’ultimo discendente di Zeus : Vassilis Spanoulis. Il playamker greco, nonostante l’età, è un’arma offensiva di primissimo livello per l’Oly che spesso si affida sempre a lui per organizzare l’attacco. In genere Spanoulis gioca un classico pick’n’roll ( o pick’n’pop nella variante con Printezis) con il centro sfruttando il blocco per una tripla o per buttarsi in penetrazione aprendo varchi a tiratori micidiali come Papanikolaou, Mantzaris, Thompson e Papapetrou che devono solo farsi trovare liberi.

L’aggiunta di un playmaker come Brian Roberts( oltre che dell’eclettico Strelnieks capace di giocare tanto da play quanto da guardia con i medesimi ottimi esiti)  permetterà a Spanoulis di rifiatare più spesso con la conseguenza di arrivare più fresco ai playoff. Il gioco dell’Oly può permettersi tuttavia anche di affidarsi al talento individuale dei suoi interpreti. Papanikolaou e Printezis sono giocatori abili tanto in penetrazione quanto in post e spesso con la loro fisicità riescono a crearsi vantaggi al tiro. Hollis Thompson ha qualità simili ai due nominati poc’anzi ma spesso preferisce il tiro dal mid-range oppure le conclusioni dal perimetro. La difesa dell’Oly la passata stagione è stata tra le migliori della EuroLeague e anche quest’anno l’interesse è tornare su quei canoni. Per ora i greci stanno ancora cercando il loro equilibrio difensivo ma le quattro vittorie ottenute finora sono sintomo che i lavori in corso stanno per terminare.

Il Panathinaikos di Pascual a caccia di riscatto

La passata stagione è stata molto ambivalente per i ragazzi di coach Pascual; da un lato il fallimento nei playoff di EuroLeague aveva generato malcontenti e situazioni imbarazzanti, dall’altro la vittoria del titolo in casa dell’Oly aveva calmato un pò le acque. Il Pana tuttavia quest’anno ha voluto seguire, o quantomeno provare a farlo, l’esempio dei rivali: continuità ed innovazione. Anche la troupe allenata dal coach ex-Barcellona infatti ha confermato buona parte del collettivo della passata stagione. Alla guida della squadra c’è sempre Nick Calathes, seguito dai confermatissimi Gist ( finalmente al meglio fisicamente) e Singleton, K.C Rivers, Kenny Gabriel e Pappas completano il circolo dei veterani.

Le partenze in casa Pana sono state relativamente contenute ma i giocatori andati via erano importantissimi a livello tecnico e/o di spogliatoio. La perdita più importante è stata sicuramente quel Mike James che sta facendo faville nel deserto di Phoenix; a questo vanno aggiunti gli addii di Feldeine, Nichols e del leader emotivo Fotsis. Il mercato tuttavia ha indotto i bianco-verdi a sopperire a queste assenze con una ventata di gioventù; sono infatti arrivati due lunghi giovani e moderni come Zach Auguste e Thanasis Antetokounmpo, gli arrivi di Denmon e di Lekavicius ( protagonista della passata rassegna europea) hanno permesso a Pascual di allungare le rotazioni sugli esterni. Il grande colpo tuttavia è stato Matt Lojeski; l’ex Oly dovrà prendere il posto virtuale di Mike James nelle rotazioni; dalla panca dovrà fornire punti ( specie con triple, sua grande specialità) e prestazioni di leadership.

Il genio di Calathes per scardinare le difese

La squadra, a costo di sembrare ripetitivo, gira intorno alla figura del suo playmaker: Nick Calathes. L’ex Memphis Grizzlies è il cervello della squadra; tutti gli attacchi vengono gestiti da lui che organizza tanto la transizione offensiva quanto quella difensiva. Le soluzioni maggiormente utilizzate sono quello che prevedono una sua penetrazione che spesso si conclude con un gioco in post-basso o uno scarico per Singleton o Gist. I due lunghi sono il complemento perfetto per Calathes; Singleton spesso nel pick’n’pop si allarga per sparare da oltre l’arco, Gist con la su fisicità non ha problemi ad attaccare il ferro. Se Calathes è la testa, Pappas è il cuore.

Il greco, ormai senatore del Pana, sfrutta il suo talento ed il dinamismo per risultare imprevedibile alle difese avversarie. Spesso Pappas è l’uomo addetto a far saltare gli schemi con giocate insensate volte ad alleggerire la pressione sulla squadra quando le cose non vanno. E’ inoltre uno dei migliori tiratori da 3 della EuroLeague con un ottimo 46%.

Lojeski come detto invece è l’uomo che deve scardinare le difese e prendersi tiri importanti in uscita dalla panca; Denmon svolge un ruolo “alla Calathes” nel gestire i possessi preferendo spesso l’assist al tiro. Auguste ed Antetokounmpo quando in campo sono aggressivi nei pressi del ferro e sfruttano atletismo e fisicità per recuperare preziosi rimbalzi e garantire intensità offensiva e difensiva. Oggi ci sarà bisogno dell’apporto di tutti per espugnare, ancora una volta, il “Palazzo della Pace e dell’Amicizia”.

Comunque vada sarà una partita entusiasmante con due squadre disposte a tutto pur di vincere; lo spettacolo made in EuroLeague non finisce mai.

 

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About The Author

Nicola Garzarella Studente ed aspirante giornalista. Un giorno ho incontrato il mondo della palla a spicchi e da lì non l'ho più mollato. Cerco di coniugare la scrittura con la mia grande passione per lo sport e il basket in particolare.